L´inviolabilitá degli ambasciatori romani nel principato

Roč.6,(2000)

Abstrakt
L’articolo di Franciszek Longchamps de Bérier analizza in modo approfondito il principio dell’inviolabilità degli ambasciatori (legati) nel diritto romano del principato, basandosi su un’ampia documentazione giuridica, in particolare sui testi di Pomponio, Ulpiano e Scaevola. Lo studio mostra che i Romani consideravano i legati come figure “sancti”, cioè protette dal ius gentium contro qualsiasi forma di violenza o offesa, indipendentemente dal popolo da cui provenivano o dal fatto che fossero inviati a popoli nemici. Il contributo descrive il contenuto e la portata dell’inviolabilità: l’offesa contro un ambasciatore costituiva una grave violazione del ius gentium e comportava sanzioni severe, tra cui l’aquae et ignis interdictio secondo la lex Iulia de vi publica, oppure, in caso di ambasciatori nemici, la deditio ai loro rappresentati come affermato da Quinto Mucio Scevola. L’autore esamina anche casi emblematici, come quello di G. Hostilius Mancinus, per illustrare la relazione tra deditio, status civitatis e inviolabilità. L’inviolabilità emerge come un privilegio assoluto: l’ambasciatore restava libero anche se catturato dai nemici, non poteva essere ridotto in schiavitù e non perdeva il proprio status giuridico a causa di violenza o detenzione. Derivava da tradizione antica, rafforzata sia da simboli rituali come i sagmina, sia dal riconoscimento formale da parte del pretore nei casi dubbi. La libera legatio, invece, non godeva di tali garanzie. L’articolo conclude che il diritto romano considerava l’inviolabilità dei legati un pilastro del diritto pubblico e del ius gentium, essenziale per garantire rapporti diplomatici stabili anche in tempo di guerra.

Klíčová slova:
legatus; inviolabilità; ius gentium; deditio; lex Iulia de vi publica; ambasciatori romani; Pomponio; Ulpiano; immunità diplomatica; principato romano;

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47–57
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